Van Gogh, un film Instagrammabile

“Van Gogh. Sulle soglie dell’eternità” è una biografia con un punto di vista strettamente ravvicinato, quasi personale.

Le inquadrature scelte e la qualità del girato ci proiettano lì, nella storia, a vivere quelle vicende spalla a spalla con l’artista.

Sembra quasi di essere tornati davvero indietro nel tempo ed aver avuto questa inaspettata fortuna. Vogliosi di condividerla, riprendere tutto sarebbe d’obbligo.

Così, avremmo immortalato la vita di Van Gogh in una successione di meravigliose instagram stories creando un film assolutamente da non perdere.

Il pittore dei colori viene introdotto nel film di Julian Schnabel da una schermata nera. E’ un modo per dirci, da subito, che ci aspetta qualcosa di speciale.

Infatti, entriamo in empatia con il protagonista fin dalla prima scena, quando Van Gogh viene osteggiato per la sua arte da un arrogante proprietario di un caffè. Ci dispiace per lui e viviamo il suo fallimento. Non solo, da osservatori del nostro secolo siamo anche capaci di renderci conto dell’assurdità della situazione.

Ci spostiamo in un altro caffè, ritrovo di artisti della Parigi di allora.

Qui, abbiamo una nuova iniezione di empatia verso l’artista. Inevitabilmente, torna a farsi sentire quel sentimento già provato, quella sorta di superiorità di chi sa già come va a finire, che spunta fuori ascoltando Van Gogh confidarsi con suo fratello Teo e raccontargli che non si sente appoggiato dai suoi colleghi.

Nello stesso caffè ci viene presentato Gauguin, co-protagonista della storia. Proprio su suggerimento di questi, Van Gogh si sposta a sud ad Arles per rincorrere la luce. Noi dal 2019, ci rendiamo conto del cambiamento di scenario perché l’informazione appare sulla scena, discreta come una didascalia di un’opera in un museo.

Da questo momento la fotografia cambia radicalmente.

La macchina da presa si avvicina al protagonista, lo inquadra da ogni lato e prospettiva, sobbalzando più volte. Sembra quasi che chi la manovri abbia bevuto…

Ma se non ci fosse una cinepresa?

A ben guardare, sembra che a riprendere sia uno smartphone.

Il cambio della tecnica è evidente. Dopo aver empatizzato con l’artista da spettatori lontani…ci sentiamo improvvisamente catapultati nella scena.

Arriviamo con un po’ di nausea.

Però eccoci.

Siamo lì.

Siamo noi che seguiamo Van Gogh.

E, fantasmi invisibili ma dotati della tecnologia di oggi…cosa facciamo? Apriamo Instagram naturalmente!

Il film si trasforma in una Instagram story orizzontale.

Siamo lì, con Van Gogh.

Siamo in quella stanza fredda e spoglia dove ritrae le sue scarpe rotte e…non stiamo più nella pelle!

Il telefono (e quindi il film) trema. Non sappiamo più come tenerlo in mano e…si vede! La storia si fa incerta, ci avviciniamo pericolosamente al volto dell’artista.

Non sappiamo cosa riprendere.

LUI. Le scarpe. Il quadro. LUI!!! La stanza. VAN GOGH.

Mentre Vincent attraversa i prati lo seguiamo correndo, non c’è tempo per fare una ripresa fluida.

Chi guarda riconoscerà i nostri passi guardando i sobbalzi che facciamo fare allo schermo. Non fa niente, siamo con Van Gogh! Capiranno. Magari gli verrà il vomito (e in effetti a momenti è proprio questa la sensazione di chi guarda), ma hey stiamo alle calcagna di VAN GOGH!

Capiranno. Si, capiranno!!

Spostiamo l’obiettivo verso il basso e vediamo le stagioni scorrere fino all’arrivare dell’estate. Forse sarebbe proprio così la ripresa se Van Gogh potesse vederci e ci chiedesse di prestargli il cellulare, seppur per un attimo. O invece saremmo comunque noi, super invadenti, con il telefono incollato alle mani a stargli così addosso?

Non importa, quel che conta è che non possiamo perderci l’occasione di vedere l’artista che attraversa la natura…e la natura che sembra farsi pennellata al suo passaggio.

Ma la storia continua, inesorabile. Sorda e cieca alla nostra eccitazione e alla nostra gioia.

Van Gogh viene internato per la prima volta. Teo accorre. Vincent gli confessa che a volte si trova in uno stato in cui si sente fuori controllo.

Dice: “Non so cosa potrei fare”.

Davanti a questa confessione, ci sembra il caso di inserire perfettamente al centro dell’inquadratura il suo orecchio.

D’altra parte, noi sappiamo esattamente cosa succederà e abbiamo l’occasione di fare la story più bella di SEMPRE con questa informazione!

Gauguin arriva ad Arles. La ripresa si stabilizza.

Ci rendiamo conto che teniamo l’obiettivo andando di pari passo con le emozioni dell’artista. Infatti, ricominciamo a traballare durante il litigio.

Uno scontro furioso. “Dovresti pensare a come impostare il quadro“. “Dipingi troppo veloce” e, ancora, “Vai così di fretta che non hai tempo di vedere quello che c’è sotto“. Gauguin è spietato. Insiste a più riprese che Van Gogh dipinga più lentamente, perché solo così potrà avere tutto sotto controllo.

Ma Vincent non può farlo.

Andare di getto rappresenta proprio la sua essenza, “l’atto del dipingere”. Deve aderire all’ispirazione del momento, non può fermarsi.

Come noi. Non possiamo aspettare.

Van Gogh è il nostro eroe.

E sappiamo che ha ragione, “Dio ha sbagliato il momento, questa pittura è per chi non è ancora nato”.

L’immedesimazione è completa, vorremmo proprio dirglielo e assicurargli che nel nostro tempo sarà riscattato ma…non possiamo.

Possiamo solo stare a guardare.

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