Quarantena: come ho scelto di raccontarmela

Da più di un mese siamo prigionieri di una storia drammatica che non ci lascia molte possibilità di agire. Possiamo solo scegliere come vogliamo raccontare questa storia a noi stessi e il significato che le daremo quando sarà conclusa.

Con queste parole lo scrittore Eshkol Nevo descrive questo presente strano, fatto di andrà tutto bene e di restiamo a casa. Io mi sono trovata a riflettere più e più volte su come vivere questa quarantena. La storia che mi sono raccontata ha avuto tanti ripensamenti e riscritture e, prima che cambi ancora, voglio condividerla per non dimenticarla.

Tutti gli elementi della quarantena: divano, energia, cielo azzurro in balcone, me stessa, tentativi in cucina e massime da seguire, a cura dell’autrice, collage

La prima sensazione che ho avuto è stata quella di trovarmi in una situazione straordinaria, al limite dell’assurdo.

Accompagnata soltanto da me stessa, all’inizio di questa quarantena mi sono vista aprire la mia cassetta degli attrezzi per le situazioni difficili e cercare furiosamente qualche strumento utile per affrontarla.

Non ero preparata. Né a tutto questo né tanto meno ad affrontarlo da sola. Eppure eccomi qua. In qualche modo ci sono e convivo con i miei personali mostri fatti di paura, solitudine ed incertezza un giorno dopo l’altro.

La seconda reazione che ho avuto è stata quella di cercare disperatamente dei punti di riferimento, modelli a cui ispirarmi e soluzioni creative da copiare ed incollare. Ora, che più di trenta giorni sono passati, sto osservando crescere le opinioni ed una letteratura sul presente, ma nel primo periodo lo spaesamento condiviso fatto di silenzio è stata la condizione che mi ha fatto più paura.

Sono andata un po’ in tilt.

Poi, ad un certo punto le strategie da mettere in atto per far passare queste giornate e per ricostruire una quotidianità sono arrivate. Tre azioni semplici, quanto complesse, che ho individuato come i pilastri del mio personalissimo spegni e riaccendi:

Osservare

La cosa che sto facendo più di tutte in questi giorni è osservare.

Osservare come mi sento. Come sta reagendo il mondo intorno a me. Politica, famiglia, amici. Vicini di casa, che forse non avevo mai davvero visto prima.

Da questa ispezione attenta, ma non invadente, è venuto fuori che spesso mi sento la protagonista del mio personalissimo tragicomico dramma. La voce narrante è sempre e solo la mia. Adesso invece la sensazione è diversa. Siamo tutti nella stessa barca e, finalmente, faccio parte di un romanzo corale. Un genere che in effetti mi è sempre piaciuto. Ho scoperto che è bello sentirsi parte di una collettività pur stando da soli.

Osservare, a cura dell’autrice, collage

Stare nel qui e ora

Parlando di racconti e di storie, mi hanno sempre infastidito i finali aperti. Mi piace sapere dove sono e dove sto andando e, di conseguenza, intuire come andrà a finire.

Un pizzico di incertezza ci sta bene ma solo nelle piccole cose. Penso alla bellezza di non pianificare un viaggio, un weekend o una serata, nel lasciare alla vita dei piccoli spazi dove intervenire e portare novità. Ma per me l’improvvisazione funziona a piccole gocce, senza esagerare.

E invece in questo qui e ora di pandemia non ci sono previsioni da fare né riferimenti a cui guardare. Non ci sono risposte. Non c’è futuro certo, ma solo un grande ed interminabile PRESENTE.

Non ci sono decisioni da prendere. Sembra di stare in un tempo sospeso.

Mi sono ricordata di aver provato già altre volte questa sensazione seppur in modo completamente diverso. Aspettando il tempo tra un lavoro e l’altro e perfino in Erasmus, quando mi sentivo come se qualcuno avesse spinto il tasto avanti veloce sulla mia intelligenza emotiva, ma dovevo aspettare di essere a casa per ridisegnare la mia vita con quello che avevo imparato. Proprio pensando a quest’ultima esperienza ho capito come volevo raccontarmi questa storia della quarantena.

Siamo in un tempo sospeso? E allora trattiamolo come tale. Godiamocelo per quello che è.

Un po’ di tempo per stare con noi stessi, nel miglior modo che riusciamo a trovare.

Qui ed ora: quarantena edition, a cura dell’autrice, collage

Scegliere le voci da ascoltare

C’è una bella cosa nell’affrontare questa quarantena da soli. Si azzera il rumore. Quel sottofondo di facce di merda, discorsi futili e cose non interessanti che fanno da condimento indigesto delle mie giornate, sono semplicemente sparite dalla mia vita. Puff!

Adesso, sono io che decido con chi parlare, chi far entrare nel mio luogo sicuro con una video chiamata, un podcast, scorrendo le mail o Instagram.

Ho scoperto un potere che non sapevo di avere.

E’ meno scontato di quello che si può pensare. Infatti, se da una parte adesso c’è modo e tempo di mettere un confine e fare una selezione accurata, non è facile scegliere le persone e trovare i contenuti che siano capaci di nutrirci, rappresentarci e raccontarci la quarantena.

Voci da ascoltare, a cura dell’autrice, collage

Per le persone non ho ancora delle linee guida, sono ancora in osservazione. Invece per quanto riguarda i contenuti qualcosa l’ho capita.

Film, serie tv e libri raccontano storie di gente che sta perennemente troppo appiccicata. Che si tocca, può uscire di casa e reagire alle cose in un modo che non ci è permesso più.

Sembrano contenuti di un mondo di prima fatto di gesti, frasi e parole che suonano strani, non attuali. Io invece in questi giorni spesso ho bisogno di stare in questo presente, sebbene da lontano.

Ho costruito questo elenco – in aggiornamento – di alcuni modi di vedere le cose che ho incontrato e che mi hanno aiutato se non ha trovare punti fermi almeno a rappresentarmi e raccontarmi il momento presente:

  • il podcast di Storytel Storie della quarantena, le storie di chi resiste raccolte da Letizia Bravi. Artisti, scrittori, liberi professionisti che raccontano la loro quarantena e testimoniano come, anche in un momento di isolamento, sia possibile comunicare e restare uniti.
  • la newsletter giornaliera di Lino Fusco, psicologo e psicoterapeuta. Qui la mia preferita di questi giorni e qui dove iscriversi;
  • un concerto di speranza:

E a te come sta andando?

Quello che sto imparando da questa quarantena è essere, per una volta, il punto di riferimento di me stessa. Complicato, a tratti difficilissimo. Ma lo auguro anche a te ed è un insegnamento che spero di poter portare con me anche quando tutto questo sarà finito.

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